venerdì 18 febbraio 2022

SALVIAMO LA SALA STAMPA DEL TRIBUNALE DI MILANO

SALVIAMO LA SALA STAMPA DEL TRIBUNALE DI MILANO

www.TheObservatory.it Agenzia Giornalistica dell'OSSERVATORIO sulla GIUSTIZIA. Corrispondenza dal Tribunale di Milano del 17 febbraio 2022. Dal Gruppo Cronisti Lombardi riceviamo e pubblichiamo integralmente il pezzo dal Titolo “Salviamo la Sala Stampa del Tribunale di Milano”. «Cari Colleghi, Nel segnalarvi questo interessantissimo convegno organizzato dall'ANM di Milano per un momento di riflessione su quel particolare periodo delle vicende giudiziarie italiane noto come Mani Pulite, di cui ricorrono i 30 anni, il Gruppo Cronisti Lombardi fa appello a tutti i giornalisti, di ogni testata e grado, strutturati e freelance, e al mondo giuridico, ai procuratori e ai magistrati, agli avvocati e ai funzionari, per dare spazio e rilievo all'EMERGENZA DELLA SALA STAMPA del Tribunale di Milano. Luogo storico del giornalismo dal Dopoguerra, al centro ovviamente anche dell'Informazione ai tempi di Tangentopoli, la Sala Stampa 'Annibale Carenzo' serve la piccola comunità di professionisti dell'Informazione che incessantemente ci mettono al corrente delle più importanti inchieste d'Italia. Oggi quel luogo - quasi un simbolo - e comunque un unicum in Italia, rischia di chiudere a breve. Nessun 'gomplotto', nessuna tensione, solo una banale ma impietosa e insormontabile mancanza di sostenibilità economica a fronte del disimpegno sempre maggiore delle società editoriali, in crisi, e di costi altissimi per il piccolo portafogli dei Cronisti, che pur con il massimo sforzo, non riescono da soli a farvi fronte. Chiediamo quindi che il Ministero, il Tribunale, e le comunità giuridiche presenti a Palazzo di Giustizia, a Milano, si mobilitino per cercare di trovare una soluzione. Perché la presenza di una sala stampa attorno alla quale far ruotare la cerchia dei cronisti di giudiziaria è una risorsa preziosa non solo per il Diritto di cronaca, ma per le parti processuali, per imputati e forze dell'ordine, e per la stessa trasparenza della Giustizia, nella tradizione di grande professionalità e competenza, deontologia ed equidistanza che da decenni è rappresentata da queste decine di colleghi. Caratteristiche di cui pare ci sia, oggi più che mai, un gran bisogno». sotto: un frammento in Rassegna Stampa TV (TG1) relativo agli interventi di Sergio Cusani e Gherardo Colombo

CRONISTI di GIUDIZIARIA: il ricordo di Adriano Solazzo cronista di giudiziaria del Corriere della Sera e Consigliere dell'Ordine Lombardo

Nota del Direttore dell'Osservatorio sulla Giustizia, Testata Giornalistica Nazionale fondata negli anni '90 al Tribunale di Milano dal Prof. Amedeo Recchi Ripani: «Ringrazio i Colleghi Cronisti Lombardi per l'intervento che ho deciso di pubblicare integralmente. Aggiungo il ricordo di Adriano Solazzo, cronista giudiziario del Corriere della Sera di cui sono onorato aver collaborato in quegli anni come Giornalista e Coadiutore del Tribunale di Milano (scansione sopra), e invito tutti a leggere anche l'intervento del nuovo Presidente dell'Ordine Lombardo con la critica circa la Legge Cartabia e le limitazioni sopraggiunte per la Categoria LINK »

sotto: sempre in memoria del "Re della Sala Stampa del Tribunale di Milano": la recensione in Rassegna Stampa del Corriere della Sera del 19 ottobre 2020



sotto: aggiornamento Rassegna Stampa dai social (facebook) la festa per il salvataggio RIUSCITO della Sala Stampa con il Presidente del Tribunale, l'ANM, l'AGL, Ordine Avvocati ed altre Autorità

Aggiornamento del 7 Giugno 2022

IL GRUPPO CRONISTI INCONTRA IL PROCURATORE VIOLA
Post su Facebook del 7 Giugno 2022 ore 20,51

Oggi al Palazzo di Giustizia di Milano il Gruppo Cronisti Lombardi dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti ha incontrato il Procuratore della Repubblica Marcello Viola.Lo ha fatto congiuntamente all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, in un clima di reciproco ascolto e disponibilità, di cui ringraziamo pubblicamente il Procuratore. I Cronisti Lombardi hanno rappresentato i gravi effetti connessi alle nuove disposizioni sulla comunicazione contenuti nella Riforma Cartabia, che vanno ben al di là dell'incremento delle tutele per la Presunzione d'innocenza e della direttiva europea di riferimento arrivando a ledere, se verranno applicate senza correttivi e ripensamenti, il Diritto di cronaca e la Libertà d'informazione. Tra i principali problemi riscontrati abbiamo segnalato: 1) il fatto che sia inaccettabile che a decidere cosa sia ritenuto di interesse pubblico e quindi una notizia sia un procuratore (e un domani magari un presidente di Regione, il dirigente di un Ast, un sindaco e via discorrendo). Ciò contrasta anche con l'attuale ordinamento in materia d'Informazione che delega al giornalista questo compito, nel rispetto di tutte le tutele deontologiche, civili e penali.2) il fatto che le attuali disposizioni abbiano fortemente diminuito il volume di notizie divulgate e la loro tempestività.3) il fatto che l'effetto 'domino' da esse generato stia coinvolgendo a catena le forze dell'ordine e anche gli enti e le istituzioni civili.4) il fatto che la mancanza di un confronto in tempo reale vada in senso contrario alle preoccupazioni e alle disposizioni verso il proliferare di fake news. 5) il fatto che enti e polizia giudiziaria promettano di fare il possibile per fornire le notizie degli accadimenti trasformi un diritto costituzionalmente tutelato in una cortesia, e che questo inevitabilmente riduca la diffusione di notizie scomode in favore di quelle che mettono in buona luce l'operato di chi le divulga. 6) il fatto che i particolari di un caso, nomi, luoghi precisi e fatti circostanziati siano a tutela di chi viene indagato e non a violazione della sua sfera di diritti.7) il fatto che le notizie vengano date sempre più in ritardo8) il fatto che nella catena dell'informazione il rischio è che si crei un livellamento al basso, con tutti che si limiteranno a scrivere le stesse cose partendo da un'unica fonte, con grave detrimento del pluralismo e della diversificazione delle stesse. Tutti questi problemi, ovviamente, non dipendono dalla Procura di Milano, che ha una lunga, straordinaria storia di trasparenza e comunicazione. E noi, come giornalisti, siamo a fianco della Procura per mantenere questa eccellenza nell'informazione ai cittadini. Ringraziamo Marcello Viola per l'ascolto, per la disponibilità al dialogo e per le osservazioni, e per aver manifestato un sincero sforzo per venire incontro alle esigenze di un corretta informazione. Il dialogo prosegue, con reciproco rispetto e comprensione delle esigenze diverse, e della Legge, e nella consapevolezza del clima estremamente difficile in cui si sta svolgendo il dibattito su Giustizia e Informazione. 

PROCURATORE DI MILANO IN VISITA AI CRONISTI

Il Procuratore della Repubblica di Milano, Marcello Viola, si è recato in visita, giovedì 23 giugno, ai cronisti della Sala Stampa 'Annibale Carenzo' del Gruppo Cronisti Lombardi a Palazzo di Giustizia. Viola ha salutato i colleghi presenti e poi si è trattenuto confrontandosi sui temi di più stringente attualità. Al Procuratore Capo il saluto e l'apprezzamento dei cronisti di Palazzo, con cui il dialogo si avvia - nonostante le difficoltà dell'attuale scenario - in un clima di rispetto e disponibilità.

mercoledì 9 febbraio 2022

Ordine dei Giornalisti: la Lettera a tutela della Professione

 

www.TheObservatory.it  8 Febbraio 2022. Redazione Centrale Milano. Riceviamo e pubblichiamo integralmente la Lettera del nuovo Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Riccardo Sorrentino:

«Innovare l’Ordine. Si può, si deve. C’è bisogno di dimostrare che occorre trasformare radicalmente l’Ordine dei giornalisti? Non credo: le grandi trasformazioni e le forti sollecitazioni a cui è sottoposto il nostro mondo richiedono un Ordine diverso, che diventi protagonista – insieme ad altri – nel compito di sostenere i colleghi durante questa fase convulsa di cambiamento. Anche gli Ordini regionali, che sono i più vicini ai giornalisti, possono fare molto sotto questo punto di vista. L’Ordine lombardo, per le sue dimensioni e per le caratteristiche della regione in cui agisce, ritiene di avere il dovere di essere attivo su tutti i fronti. L’obiettivo di medio periodo va tenuto bene in vista: l’Ordine deve riconquistare un ruolo di protagonista – insieme ai tanti che condividono lo stesso obiettivo – nel compito di ricostruire la fiducia dei cittadini nei confronti nostri e del nostro lavoro. Deve dunque contribuire a creare una nuova cultura del giornalismo, che di questo rapporto di fiducia si prenda cura. Ecco i nostri primi passi. Riconoscere i giornalisti: L’Ordine lombardo presterà molta attenzione al mondo dei free lance, che tendono a sfuggire alla sua vista. Ha allo studio un’iniziativa a loro favore, per facilitare l’incontro della domanda di collaborazione da parte delle testate con l’offerta di competenze da parte dei colleghi, nel rispetto di condizioni di lavoro dignitose e retribuzioni eque. Un primo passo, anche per illuminare meglio un mondo finora sfuggente. Il primo compito dell’Ordine è proprio quello di riconoscere chi svolge davvero l’attività di giornalista, un’attività protetta dall’Ordinamento giuridico, che le attribuisce diritti e doveri specifici. Occorre allora che impari a vedere gli “invisibili”. coloro che svolgono la nostra professione ma non hanno un riconoscimento pieno della loro attività. Alcuni di essi sono iscritti ai nostri albi ed elenchi, ma in un Ordine disegnato attorno alla figura dei lavoratori dipendenti, vedono negati i diritti e sfuggenti i doveri. Diritti: La libertà di informazione e critica dei giornalisti deve essere davvero incomprimibile, ed quindi è compito imprescindibile dell’Ordine aiutare i colleghi che vedono questa libertà compressa o negata. In concreto, e solo per cominciare, il consiglio dell’Ordine si è già espresso, in via generale, a favore di un sostegno per tutti i colleghi vittime di minacce e violenze. Alcuni di loro, i più deboli, non denunciano. L’Ordine lombardo si affiancherà a loro, se possibile costituendosi parte civile nei processi. Gli sviluppi più recenti hanno anche sottolineato come la legge Cartabia, che ha recepito con un evidente eccesso di zelo una direttiva del Parlamento europeo, sta rendendo sempre più complicato il lavoro dei cronisti giudiziari. L’Ordine lombardo al più presto avvierà una serie di iniziative presso Procure e altre istituzioni perché la legge sia applicata in modo che non comprima il diritto di ricevere e la libertà di dare informazioni; e auspica che l’Ordine nazionale si muova per ottenere una correzione delle norme o, almeno, linee guida interpretative generali che la rendano pienamente compatibile con i diritti dei giornalisti. La formazione: Rispettare la “verità sostanziale dei fatti”, in società complesse come quelle contemporanee richiede competenze sempre più profonde. La formazione continua deve allora evolvere di conseguenza. All’attuale offerta di lezioni, l’Ordine lombardo vuole allora affiancare una serie di Corsi ad alto contenuto professionalizzante, ed esplorare la possibilità – sulla base dell’esperienza internazionale dei Mooc, i Massive open online courses – di costruire percorsi professionali completi in grado di offrire ai colleghi specializzazioni spendibili anche sul mercato del lavoro. Auspica quindi che l’Ordine nazionale voglia rendere permanente l’uso dei corsi in streaming e dei webinar e conceda alla Lombardia la possibilità, oggi a lui riservata, di creare e mettere a disposizione dei colleghi corsi online. Una formazione di qualità può permettere ai giornalisti una forte crescita professionale, utile anche da un punto di vista economico. Occorre allo stesso tempo evitare la burocratizzazione del sapere e della cultura, la creazione di un mercato artificiale in cui si scambiano tempo libero con crediti. Per recuperare il rapporto di fiducia con i cittadini occorre innanzitutto giornalismo di precisione, accurato, al quale si può accedere solo con competenze sicure. La deontologia: La deontologia, e il suo rapporto con la libertà e la verità, deve essere al centro, oltre che della formazione, anche dell’attività di elaborazione e proposta culturale dell’Ordine, un compito che va svolto proponendo corsi e occasioni di discussione, aprendosi all’esperienza concreta dei Consigli di disciplina territoriali, alla ricerca accademica, a contributi esterni e internazionali.. La codificazione dei doveri – che è l’essenza della deontologia – è il contraltare della codificazione dei diritti, e trae le sue origine dalla stessa cultura, quella illuminista. I codici dei diritti vanno però scolpiti nel marmo, e arricchiti nel tempo; quelli dei doveri richiedono un esame e un riesame continuo, per evitare la burocratizzazione dell’etica, quell’ethical red tape che in campo sanitario, per esempio, rischia di bloccare la ricerca. La pubblicazione, nelle forme più rispettose della privacy, delle decisioni del Consiglio di disciplina darà inoltre visibilità all’enorme quantità di lavoro che viene svolto e darà un contributo importante, anche in termini di certezze delle norme, a quello che è e resta un diritto vivente, in continua evoluzione, spesso giurisprudenziale. Allo stesso Consiglio di disciplina sarà garantita, in modo rigoroso, l’indipendenza necessaria per il suo funzionamento: la separazione dei compiti tra Consiglio dell’Ordine e Consiglio territoriale andrebbe anzi ulteriormente approfondita. Il fronte economico: L’Ordine nazionale è impegnato nelle discussioni sull’equo compenso a livello politico, ma la Carta di Firenze contro il precariato impegna tutti i giornalisti, e gli Ordini regionali, a verificare che non venga lesa, anche dal punto di vista economico, la dignità professionale. Sarà un punto fermo della nostra attività, facendo anche leva sulla possibilità di cooperare con il sindacato, nel rispetto delle rispettive autonomie e nella consapevolezza della natura pubblica dell’Ordine, senza timore di scatenare una forma di competizione distruttiva per la categoria. L'Ordine non ha più un tariffario cogente per le collaborazioni: le vecchie indicazioni possono costituire solo un punto di riferimento, da usare nella consapevolezza che adottare compensi minimi, equi, è un’operazione chirurgica necessaria ma delicata: un livello troppo basso significherebbe dare ufficialità allo sfruttamento, uno troppo alto danneggerebbe i più deboli e ridurrebbe la domanda di collaborazioni. Anche l’attività di elaborazione e proposta culturale dell’Ordine deve occuparsi degli aspetti economici della professione L’attuale modello di business, basato sulla pubblicità, non esiste più e difficilmente tornerà, e occorre esplorare le possibili alternative. Occorre che diventi chiara la natura specifica del mercato dei media. Abbiamo un po’ dimenticato – rincorrendo i click ed entrando in competizione con i social - l’attività di gatekeeping, con la quale i giornalisti decidono quali notizie siano rilevanti per il loro pubblico di riferimento: nel mercato dei media – come, ancora di più, in quello della sanità – l’offerta (il nostro lavoro) indirizza e influisce sulla domanda. Questo rende il mercato dei media delicatissimo anche da un punto di vista economico, che si aggiunge alla banale considerazione che un’informazione corretta e accessibile è fondamentale per un’economia equa ed efficiente, per una società aperta, per un sistema politico liberal-democratico. Molti sono i temi da esplorare: i possibili modelli di business, la forma giuridica delle aziende di media, il ruolo di oligopoli e monopoli, anche a livello internazionale, le possibili forme, più o meno transitorie, di sostegno alle imprese. Non possiamo dimenticare che negli ultimi anni il settore è andato avanti con sussidi ai prepensionamenti che hanno oggettivamente distrutto le redazioni: non sono stati interventi sani, visti nel loro complesso. Personalmente ritengo che aiuti e sussidi non siano lo strumento più adeguato per sostenere l’attività giornalistica, per le distorsioni che creano, per il pluralismo delle voci che tendono a distruggere. È un fatto però che, come accade nella sanità, il sistema non regge più se abbandonato a forme di mercato per così dire “spontaneo”, più adatte ad altri settori. La fiducia dei colleghi: Occorre anche dare visibilità all’attività quotidiana, formale, dell’Ordine, che resta nascosta, persino misteriosa. Anch’essa richiede una trasformazione importante, mettendo ancora di più al centro gli iscritti. È la trasformazione più semplice: dipendenti e collaboratori dell’Ordine, scrupolosi e attenti, condividono già questa cultura, che va solo valorizzata e resa più evidente. Non si possono però nascondere problemi e criticità, che anche i giornalisti lombardi hanno vissuto soprattutto in occasione delle elezioni e del cambio di piattaforma della formazione. Non tutti sono dovute all’Ordine lombardo, nessuno a questa consiliatura. Chi ha il compito di dare una direzione a un’istituzione come l’Ordine ha però responsabilità oggettive: le scuse sono doverose, la ricerca delle soluzioni necessaria. Per diventare protagonista nella creazione di una nuova cultura del giornalismo, l’Ordine deve recuperare la fiducia dei colleghi nei suoi stessi confronti. Deve anche comunicare meglio quello che fa, ma la comunicazione è vuota se manca una strategia complessiva. Non serve l’ottimismo della volontà, l’elaborazione disordinata di nuove idee: la crisi radicale e strutturale della professione, di lungo periodo, richiede analisi e studio. La comunicazione non può limitarsi allora a mere operazioni di maquillage. La solidità patrimoniale: Per realizzare progetti così ampi sono necessarie risorse anche importanti. Il controllo dei costi e la solidità patrimoniale dell’Ordine sono però fondamentali. Negli anni scorsi è stata realizzata un’opera di risanamento dei bilanci dell’Ordine lombardo che sarebbe ingiusto disconoscere, ma che sarebbe anche sbagliato ingigantire. Nello stesso periodo, sono stati accumulati crediti importanti verso i colleghi morosi, che potrebbero in futuro generare conseguenze non piacevoli. Occorre allora aprire una fase diversa: quella del rafforzamento patrimoniale. Uno dei vincoli è stringente: le entrate non sono elastiche. Abbiamo lasciata ferma anche quest’anno – e con convinzione, tenuto conto della situazione complessiva – la quota, che resta piuttosto bassa rispetto a quelle delle altre grandi categorie professionali. Sarà difficile anche solo immaginare di aumentarla nel futuro prossimo. Il tema delle risorse a disposizione richiederà quindi grande attenzione da parte nostra. Per concludere: L’obiettivo della nostra azione è chiaro e animerà ogni nostro passo: innovare l’Ordine dando un contributo visibile, in tutte le sue attività, allo sforzo di ridare un ruolo pieno al giornalismo in Lombardia – e, attraverso il nostro esempio e le nostre proposte, in Italia – e di recuperare la fiducia dei cittadini. L’Ordine è solo uno dei tanti protagonisti del mondo dei media. Riserva per sé soprattutto il compito di stimolare e di arricchire uno sforzo compiuto da molti. In base a questo criterio chiede di essere giudicato».

Anche l'ex Consigliere Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti dottor Franco Elisei è molto critico sul decreto “Presunzione d'innocenza”: "Peggiora il processo mediatico"

di Franco Elisei, Presidente Ordine Giornalisti Marche, già Consigliere Nazionale CNOG. 31 gennaio 2022. «L'Ordine delle Marche sul decreto Presunzione d'innocenza. "Peggiora il processo mediatico". Le norme per garantire la presunzione di innocenza nei procedimenti giudiziari, esistono già. E sono cogenti. Il recente d.lgs 188, ovvero il cosiddetto decreto sulla “presunzione di innocenza rafforzata”, pur finalizzato a frenare deplorevoli giudizi anticipati di colpevolezza ed eccessi di spettacolarizzazione delle inchieste giudiziarie, non sembra fermare il discutibile “processo mediatico” ma anzi, a giudizio dell’Ordine dei giornalisti delle Marche, lo peggiora, rendendolo ancor più appetibile. Ovvero, tanto più si rende difficoltoso il contatto con la fonte ufficiale, tanto più si rischia di aumentare i processi sui media. Il decreto è rivolto esclusivamente alle autorità pubbliche e non agli organi di informazione e secondo alcuni giuristi ma anche secondo l’Ordine delle Marche, rischia di trasformarsi in una censura preventiva, senza precedenti in un ordinamento democratico, con ricadute pesanti sulla libertà della professione giornalistica e nel rapporto tra media, magistratura e forze dell’ordine. L’articolo del decreto che desta la maggior preoccupazione precisa che i rapporti tra la procura e gli organi di informazione dovranno avvenire d’ora in poi “esclusivamente tramite comunicati ufficiali, oppure, nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti, tramite conferenze stampa”. Quindi “esclusivamente “con atti scritti, oppure con conferenze stampa ma solo quando i fatti oggetto di procedimenti penali siano di “particolare rilevanza pubblica”. Ma non basta: “la diffusione di informazioni sui procedimenti penali è consentita solo quando è strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini o ricorrono altre specifiche ragioni di interesse pubblico”. E’ evidente, con tale articolato, che la valutazione dell’interesse pubblico dei fatti passa dai media nelle mani della magistratura. Gli stessi nomi degli arrestati potrebbero venir meno se l’autorità giudiziaria in virtù della presunzione di innocenza e della presunta non rilevanza, decida di non svelarli, cancellando d’un colpo la funzione di controllo della stampa sull’attività delle pubbliche autorità. E quali sono i confini dell’interesse pubblico che verranno adottati? L’interesse – ha chiarito a suo tempo anche l’Autorità Garante per la privacy - va valutato anche rispetto all’ambito locale di diffusione dei media. In pratica si verifica una selezione delle notizie a monte che rischia di non rispondere ai criteri di “trasparenza e comprensibilità dell’azione giudiziaria” ritenuti nel 2017 dallo stesso Consiglio superiore della magistratura come “valori che discendono dal carattere democratico dell’ordinamento” e che “non confliggono con il carattere riservato, talora segreto, della funzione”. Il Csm auspica sì un intervento in materia di rapporti tra magistrati e mass media, ma finalizzato “a garantire che i media abbiano un corretto accesso alle notizie sull’azione del pubblico ministero e sull’esercizio della giurisdizione”. Senza alcuna premessa sulla valutazione di interesse pubblico. Anzi il Csm richiama una raccomandazione in tal senso del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa sul fatto che “i procedimenti giudiziari e le questioni relative all’amministrazione della giustizia sono di pubblico interesse”. Parole che non prevedono una selezione di interesse da parte dell’autorità giudiziaria ma riportano alla responsabilità dei media questa valutazione. Ed è responsabilità del giornalista osservare il dovere di garantire la presunzione di innocenza che è e resta un obbligo deontologico di assoluta rilevanza. Il Testo unico dei doveri all’art.8 parla chiaro: “Il giornalista rispetta sempre e comunque il diritto alla presunzione di non colpevolezza” utilizzando un linguaggio appropriato verso il soggetto coinvolto nei procedimenti giudiziari. Ovvero, il problema della tutela dell’indagato o imputato trova già una puntuale e articolata risposta sul piano deontologico con precisa assunzione di responsabilità da parte del giornalista. I limiti imposti dal decreto 188, pur diretti a rafforzare la presunzione di innocenza, rischiano di suscitare l’effetto opposto rispetto a una corretta informazione, la quale, di fronte a muri e filtri cercherà altri canali, altre fonti, meno ufficiali e forse più interessate. Anche perché i limiti previsti sono vincolanti solo per le fonti pubbliche e non per le difese o parti offese nel procedimento. L’informazione, se ritiene che i fatti siano di interesse, non si ferma davanti a nessuna barriera. Trova comunque spazi e voci utili, ancor più oggi nell’era dei social e dell’ibridazione delle notizie. Sia chiaro: la presunzione di innocenza non è in discussione in uno Stato di diritto, ma neppure il diritto/dovere di informare. Pertanto il Consiglio dell’Ordine delle Marche auspica un punto di incontro con l’autorità giudiziaria in un legittimo principio di bilanciamento, cardine della Costituzione. Bilanciamento di interessi e di ruoli che rafforzi e non metta in discussione il rapporto di collaborazione e responsabilità». Nella foto: Franco Elisei, Presidente dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche, già Consigliere Nazionale CNOG, durante un seminario in occasione dei 20 anni dal Gran Giubileo del 2000, in onore del Patrono dei Giornalisti (il servizio è stato realizzato dal Direttore dell'Osservatorio sulla Giustizia nel riquadro: Amedeo Recchi Ripani) LINK SERVIZIO  

martedì 1 febbraio 2022

RADIODEEJAY comply: gli Auguri del 1° Direttore di Radio Capital, Philippe Renault Jr.

 RADIODEEJAY comply: gli Auguri del 1° Direttore di Radio Capital, Philippe Renault Jr.

Auguri Radio Deejay ! 01.02.1982 - 01.02.2022

di Philippe Renault Jr. Milano 01.02.2022. Già 40 anni e non sentirli affatto. Sono molto orgoglioso di aver potuto far parte di questa grande famiglia in un periodo molto importante della mia vita artistica. In quei anni magici per me a livello professionale fui chiamato come esperto di musica black a dirigere nel 1990, come direttore artistico, Radio Capital, la seconda Radio di Radio DJ: Dance Night & Day “Sintonizzati sugli anni ‘70 - Solo Successi”. All’epoca la sede nuova di zecca si trovava all’ultimo piano di via Massena a Milano, la stessa di Radio Deejay (vedi mia foto sotto davanti alla console mixer regia). Fu una esperienza molto interessante ed altrettanto gratificante perché potere mettere piede in questa Radio era il sogno di ogni DJ e voleva dire arrivare al top! E posso dire che in quei anni magici, c’ero anch’io! Il tutto succedette grazie a Claudio Cecchetto ed a Valerio Gallorini che mi scelsero come AD. Con me fece i suoi primi passi radiofonici come tecnico audio, Miko alias Domenico Raffaele, che poi divenne il famoso DJ Angelo nel programma cult « Ciao Belli »! Della grande famiglia Deejay/ Capital facevano parte i vari Amadeus (non AMADEUS DJ Productions alias Amedeo Recchi Ripani … seppur chiamato da Philippe a partecipare come “Fonico” LINK nota della Redazione TheObservatory.it ), Fiorello, Jovanotti, Albertino, Linus, 883, Fargetta, Jerry Scotti, ecc… Tanti sono stati gli artisti internazionali che ho potuto conoscere di persona, ospiti delle due Radio, come i De La Soul (vedi fotocopertina): Vennero a presentare il loro hit single mondiale "Me Myself & I"! Ne approfittai per fare loro un intervista per il mensile che pubblicava all’epoca le due radio. Questa meravigliosa avventura, che mi permise di frequentare mostri sacri della musica italiana ed internazionale, durò purtroppo solo tre anni (1990/1993): Malgrado gli ottimi ascolti ottenuti, la radio dovette cambiare format soprattutto per problemi di frequenze e, acquistata dal gruppo L’Espresso, si trasferì a Roma e divenne una radio nazionale più rivolta alla informazione invece della nostra amata disco anni ‘70! Oggi la Radio rimane dopo 40 anni il top di gamma ed è tuttora l’unica che ascolto più che volentieri sia a casa che in macchina! Per sempre nel mio cuore… AUGURI RADIO DEEJAY!!




giovedì 27 gennaio 2022

Brianza e odor di Mafia: incendi dolosi o colposi?

Brianza e odor di Mafia: incendi dolosi o colposi?

TheObservatory.it Agenzia dalla Brianza 26 Gennaio 2022. Si susseguono quasi ininterrottamente incendi (dolosi o colposi?) in Brianza e nell'hinterland Milanese. L'ultimo è avvenuto mercoledì 26 gennaio a Usmate Velate (MB) mandando in fumo un gruppo di strutture di vario accatastamento, solo per una serie di concause fortunose non si sono registrate vittime o feriti. La Cronaca è stata diramata dal Codacons che ha presentato un esposto in Procura. In effetti non si capisce bene se l'ennesimo evento incendiario abbia origini criminali o si tratti di un fatto incidentale

domenica 16 gennaio 2022

Censura STAMPA al Nobel Montagnier : ecco l'intervento di Philippe Renault Jr

 Censura STAMPA al Nobel Montagnier

Ecco l'intervento di Philippe Renault Jr (traduttore/interprete Ufficiale e Giornalista)

www.TheObservatory.it  Milano 16 Gennaio 2022. A seguito della TOTALE censura dei grandi media (RAI 1 RAI 2 RAI 3 ecc) dell'Evento ufficiale del Nobel Luc Montagnier a Milano di ieri 15.1.2022, siamo costretti, per imparzialità di cronaca, a pubblicare integralmente l'articolo scritto e diramato via facebook dell'ex Primo Direttore di Radio Capital, ex DJ, ex redattore del più famoso giornale musicale dei Clubbing anni '80/'90 “Discotec” Philippe Renault Jr. celebre Organizzatore delle più famose “One Night” Milanesi e della Costa Smeralda (foto sotto con il celeberrimo Premio Nobel)

I NOVAX SALVERANNO I VACCINATI E LA SPECIE UMANA

Milano 16 Gennaio 2022. di Philippe Renault Jr. "Li hanno chiamati sorci, untori, novax, ignoranti, parassiti, sotto specie, animali, il male per eccellenza, ed invece sembra che, secondo quanto dichiarato dal Premio Nobel Luc Montagnier, potrebbero essere proprio loro e solo loro a salvare i vaccinati e l’umanità intera! (Rileggere il mio ultimo post/ articolo a riguardo). Ora Istituti internazionali di vigilanza sanitaria come OMS e EMA, scienziati e medici di fama internazionale come Montagnier, Vanden Bossche, Kundu, Malone, Tritto ed italiani come Frajesi, Crisanti, Donzelli, Stramezzi, Tarro, Remuzzi, la Gismondo e a volte ultimamente lo stesso Bassetti, cominciano piano piano con le loro dichiarazioni choc a fare affondare la narrativa a senso unico del governo dei migliori. Da più parti questa narrazione, prettamente politica e non scientifica, sta scricchiolando inesorabilmente da tutte le parti malgrado l’appoggio incondizionato dei giornali, radio e TV e del loro CTS preso in considerazione solamente se condivide le loro sciagurate decisioni! Finalmente dopo le ultime dichiarazioni seguenti si scopre che: Questo vaccino non protegge assolutamente e favorisce altre infezioni. La proteina utilizzata è tossica” “I non vaccinati salveranno i vaccinati e l’umanità” “È criminale dare oggi questi vaccini ai bambini ed adolescenti” “ Tanti paesi hanno dimenticato e vietato le cure con farmaci che funzionano, non esiste solo il vaccino” “Questi vaccini causano malattia dei prioni” Montagnier: Sono stati vaccinati i giovani perché c’erano una montagna di dosi e non si sapeva che fare” “Che il green pass crea ambienti sicuri è una bufala pazzesca” “Non sono i no-vax a diffondere il virus ma i vaccinati” Crisanti: Virus creato sicuramente in laboratorio per la guerra batteriologica. Hanno mentito tutti, sapevano già dall'inizio che ci avrebbero fatto fare ripetute dosi. Montagnier ha ragione quando dice che questi sieri sono pericolosi; Tritto: La genotossicità del vaccino può variare il DNA nei bambini ed adolescenti provocando alterazioni gravi tra le quali il cancro”; Frajese: È un virus politico”; Tarro: I contagi vengono contati tre volte falsando i bollettini e il numero dei decessi sono falsati” Bassetti: Condannano milioni di Italiani alla fame in nome di un immunità inesistente”; Stramezzi: Le cellule T del comune raffreddore proteggono in modo incrociato dall’infezione di Coronavirus, l’utilizzo precoce di antibatterici come antibiotici è altrettanto importante degli antinfiammatori”; Kundu & Vanden Bossche: EMA e OMS hanno detto che non si può andare avanti con un vaccino ogni 3 mesi. Bisogna chiarire che questo non è un vaccino che previene l’infezione”; Gismondo: Inoltre: - Amnesty international denuncia l’Italia per le discriminazioni sui non vaccinati; - Il TAR sospende la circolare su “Tachipirina e vigile attesa” che ha impedito i medici di curare i malati in casa per due anni; - OMS “i booster sono inutili con questi vaccini, ne servono dei nuovi”; - EMAil richiamo del vaccino dopo 4 mesi può indebolire il sistema immunitario”; - FIASO “il 34% dei positivi ricoverati non è malato di Covid”. La CATTEDRALE SANITARIA, fondata sulla menzogna totale, sistematica e subdola, sull’impalcatura narrativa grottesca e surreale, ha invece avvelenato le menti e intossicato le emozioni di milioni di inconsapevoli cittadini, ha distrutto vite e devastato economie e ha ferito comunità umane e lacerato il tessuto sociale mettendo anche gli uni contro gli altri. Ecco invece una piccola, piccolissima antologia dell’orrore. Un’antologia di alcune, solo poche, fra le mostruose falsità propagandate per oltre due anni da un sistema che usa e strumentalizza una crisi sanitaria alimentata ad arte, per distruggere e annientare la democrazia e permettere loro cosi di mantenere ognuno il posto fisso in parlamento e senato nel nome dell’emergenza ad oltranza: -Con il vaccino torneremo alla normalità: FALSO! - Basterà vaccinare il 70% degli Italiani: FALSO! -Con l’80% di vaccinati avremo l’immunità di gregge: FALSO! -L’efficacia del vaccino è del 95%: FALSO! -Basta una dose: FALSO! -Bastano due dosi: FALSO! -Bastano tre dosi: FALSO! -Un contagiato non può contagiarsi né contagiare: FALSO! - Un vaccinato non può finire in terapia intensiva: FALSO! - Un vaccinato non deve fare il tampone: FALSO! - È una pandemia di non vaccinati: FALSO! -Le terapie intensive sono colme di malati di covid e di non vaccinati: FALSO! - Il green pass ha salvato ogni festività e permesso una vita normale e sicura tra vaccinati: FALSO! ecc… ecc… Ma il “Governo dei Migliori” imperterrito rinnega l’evidenza e va avanti con obbligo vaccinale, dosi ad oltranza, SGP ed emergenza perpetua al contrario di quanto hanno invece deciso di fare tutti gli altri paesi Europei e non solo! E oggi Speranza vuole addirittura schedare i non vaccinati over 50 rimasti come nei tempi della Geheime Staatspolizei (Gestapo)… Ancora sicuri che l’Italia sia il migliore esempio di sanità e di gestione dell’emergenza anticovid al mondo? Purtroppo per questi signori che ci comandano, la verità ha due vantaggi rispetto alla menzogna (con cui loro governano e opprimono): La VERITÀ non puoi occultarla per sempre; la VERITÀ rispetto alla menzogna: È VERA! Fluctuat Nec Mergitur. Philippe Renault, Jr."


AGGIORNAMENTO DEL 23 GENNAIO 2022
articolo/post di Philippe Renault Jr. (da Facebook)

Perché voler continuare ad usare vecchi vaccini contro Omicron se oramai è palese che non funzionano? Teniamo conto che la stessa Pfizer ha già pronto il Pfizer2 proprio contro Omicron oltre che sono stati accertati come validi dall’EMA ed dall’AIFA sia i nuovi vaccini Novavax (USA) che Valneva (Franco-Austriaco) senza dimenticare lo Sputnik5 (creato appositamente contro Omicron, ma essendo russo sarà difficile venga riconosciuto dall’UE). Cosa c’è sotto? La politica ancora una volta comanda accantonando la scienza o è la scienza che invece dovrebbe finalmente consigliare la politica? Sanità pubblica nostrana ancora e di nuovo succube degli interessi economici internazionali? Perché l’Italia non investe su un vaccino nazionale visto che possiede fior fior di grandi centri di ricerca e scienziati di primissimo livello? La nostra indipendenza sanitaria non sarebbe fondamentale anche per la nostra economia? (Vedi oltre ai vaccini anche mascherine e tamponi ancora oggi importati maggiormente dalla Cina &co). Per saperlo bisognerebbe scoprire cosa c’è scritto sui contratti milionari firmati in fretta e furia a suo tempo tra le Big Pharma, l’UE ed i vari governi che li hanno sottoscritti (impossibile saperne il contenuto, segreto di stato!) ma sta di fatto che si continua imperterriti a voler vaccinare tutti comunque con un vaccino che effettivamente non protegge e non funziona a dovere contro Omicron (oggi più del 90% degli infettati con Omicron in Italia sono vaccinati). Eppure, oltre alle cure esistenti mai prese veramente sul serio, alternative valide ci sarebbero pure, già ora!! Suppongo che Il governo sia in difficoltà, con la grande quantità di dosi di vaccino non ancora somministrate che stanno scadendo (molte dosi già scadute sono state “regalate” al terzo mondo), perché sembrerebbe abbia fatto male i conti: Non si aspettava ci sarebbero stati tutti questi positivi e malati, soprattutto tra i vaccinati per colpa della variante Omicron, impedendo di fatto la somministrazione cospicua di dosi booster per i già vaccinati e l’inizio della vaccinazione per chi invece non l’aveva ancora fatta. Il dubbio sulla sua efficacia è giustamente venuta a molti di quelli sopratutto ai milioni di vaccinati che si sono ritrovati comunque sdraiati in casa con 39 di febbre… inoltre l’effettiva non grave virulenza di Omicron ha fatto si che molte persone, per evitare la vaccinazione, hanno cercato di infettarsi di proposito… Questa situazione assurda ed inattesa ha rovinato i piani vaccinali terroristici del governo che cerca di andare al riparo obbligando di fatto un po tutti, a botte di nuove restrizioni e nuovi DPCM (appoggiati da una propaganda giornalistica imbarazzante), a vaccinarsi in tutta fretta per forza! Ne va della credibilità delle loro statistiche strampalate. Tutto questo anche se di fatto l’apice della infezione Omicron è già stata raggiunta (prendendone atto, molti paesi con buon senso hanno giustamente cambiato rotta e tolto molte restrizioni ed obblighi). Evidentemente troppi vaccinati hanno beccato lo stesso l’Omicron, e da positivi e guariti non devono più fare il richiamo o il booster e possono di fatto avere il SGP bypassando la somministrazione di altre dosi! Un altro intoppo alla vaccinazione di massa, unica soluzione ritenuta ancora oggi utile dal governo dei peggiori, è quanto sta succedendo in Israele (da sempre l’esempio migliore da seguire per i nostri governanti) che dimostra ampiamente l’inefficienza della 4 dose, anzi apparentemente più nociva che altro… Tutte queste nuove misure restrittive sembrano proprio rivolte e predisposte a colmare questa mancanza per cercare di recuperare il più possibile le vaccinazioni perse e far fuori il più possibile dell’enorme scorta di dosi ancora rimaste. Ed il tempo intanto scorre veloce quanto veloce sta di fatto scomparendo Omicron… e rischiano di non poter purtroppo più dire che è grazie al vaccino che è scomparso… Dunque vaccinare subito il più possibile a tutti i costi!!! Vi è chiaro? Inoltre Pfizer2 più operoso contro omicron è già a disposizione, ma non lo tirano fuori perché vogliono prima finire la scorta del vecchio. E se cosi fosse, se il quadro fosse proprio questo, questa gestione emergenziale ad oltranza la chiamereste sanitaria o politica? E fatta e predisposta più pensando in primis per salvare la vostra vita e la vostra salute o salvare il loro sedere e la loro poltrona? Il Novavax (2 dosi di vaccino proteico) inizieranno a darlo solo nel Lazio ai soli 18enni. E perché non agli altri visto che sappiamo sia già più efficace e meno nocivo? Anche il nuovo vaccino tradizionale Valneva, è dimostrato che tre dosi di virus inattivato neutralizza Omicron, (si suppone dunque più affidabile e meno nocivo dei nuovi vaccini ad m-rna tipo Pfizer o Moderna) è già pronto ed autorizzato ma immagino venga anche lui bloccato ancora oggi dai contratti fatti ed interessi diversi con Pfizer & co!! Tutta questo disastro penso possa essere per una questione prettamente politica e non certo sanitaria… e tutte le parti in causa tacciono, o per interesse o per ignoranza! E sarei proprio curioso di sapere se le dosi di vaccino sono effettivamente tenute, come imperativamente richiesto, a -80 gradi e se tutti rispettano scrupolosamente la loro scadenza!! Perché vari testimoni dicono che invece spesso vengono tenute in celle frigo normali a -20 e ad alcuni lotti di vaccini sono state allungate le scadenze senza reale accertamento scientifico!! Ma anche qui tutti tacciono, o per interesse o per ignoranza!! Fare qualche inchiesta in merito no? Qualche ente che controlla esiste? Chi se ne frega, vero? NB: Voci di corridoio dicono che il governo si stia già mettendo d’accordo per l’acquisto e la pianificazione della 7ima ed 8ava dose!!! Premetto e ricordo che personalmente non mi ritengo un No-vax anzi sono un convinto Free-vax e credo fermamente nella scienza e nell’importanza fondamentale delle ditte farmaceutiche ma ritengo che il vaccino (se di vaccino si tratta) va usato solo quando serve, se effettivamente i benefici sono ampiamente superiori ai rischi e deve essere soltanto volontario e mai obbligatorio. Nel caso ci fosse un emergenza ritengo sia necessario anche usare tutto quanto sia a disposizione per tamponarla (come siamo stati costretti nelle primissima fase) ma non può certo rimanere come tale con gli stessi rimedi per due anni di seguito senza mai prendere atto di tutti gli altri rimedi e soluzioni disponibili nel tempo. La scienza deve sempre dirigere e la politica applicare al meglio tempestivamente le sue direttive, non il contrario… mai! Tout va bien Madame La Marquise!” Vi lascio una interessante e loquace presa di posizione del Dott. Roy Devita (LINK CLICCA QUI), che condivido anch’io, sulla questione incresciosa del Ospedale del Prof. Pregliasco e sull’importanza scientifica primordiale ma mai riconosciuta come tale dei “guariti naturali” (non vaccinati)!!  Philippe Renault, Jr

in ricordo di Luc Montagnier